Sul Pianto

Da quando sono diventata mamma, mi sono accorta che uno degli aspetti più delicati e che (inizialmente!) crea maggiori preoccupazioni per un genitore è il pianto del bambino.

Soprattutto nei primi mesi di vita i bambini piangono spesso, ma quello che dobbiamo sempre ricordare è che il pianto è l’ unico modo con il quale il bambino comunica con noi.

Il pianto non fa male ma è piuttosto uno strumento che guida il rapporto tra madre e figlio lungo un continuum che va dall’accudimento all’ attaccamento.

In effetti, quando il bambino piange si attiva nella mamma un comportamento di accudimento: questo comportamento solitamente interrompe il pianto.

Tale aspetto può essere pericoloso se viene mal interpretato dalla mamma poichè può creare l’ aspettativa di dover avere sempre una risposta coerente con i bisogni del bambino. In questo caso possiamo essere portati a pensare che il segnale che ci rassicura sul fatto di aver “percorso” la strada giusta sia proprio l’interruzione del pianto (rischiando di confondere la conseguenza con la causa). 

In questa ottica il pianto può diventare qualcosa da evitare, da bloccare o inibire come se fosse un problema.

Tuttavia, va ricordato che il pianto non è pericoloso o dannoso per il piccolo, anzi! 

Sono i motivi del pianto (mal di pancia, fame, desiderare un oggetto che non si può raggiungere, eccesso di stimoli esterni…) a creare frustrazione ma il pianto in sé non danneggia il bambino, piuttosto comunica il suo disagio e può essere molto dannoso reprimerlo. 

Proviamo a pensare ad un adulto che ci dice “Ho mal di testa”. Non ci sogneremmo nemmeno di dirgli “Stai zitto!!!” oppure “Smettila di lamentarti che non è niente” (rischieremmo di imbatterci in una reazione aggressiva…perchè con un bambino dovrebbe essere diverso?!)-

Spesso il pianto è proprio la soluzione al disagio che il bambino trova autonomamente. 

Grazie ad esso ristabilisce il suo equilibrio emotivo, comunica il disagio all’adulto (e in cambio riceve coccole e attenzioni), si sente rassicurato, si rilassa e prende consapevolezza dei propri stati interni. 

Accettare il pianto del bambino, quindi, diventa la soluzione migliore. 

Liberarsi del senso di colpa e capire che se il bambino piange non vuol dire che siamo cattive madri, sono i primi passi verso l’accettazione.

Accogliere il pianto non significa aspettare che il bambino smetta da solo: piuttosto cercare una risposta congrua alla sua richiesta senza cercare di bloccarlo ma, allo stesso tempo, senza farsene ricattare.

A presto con un nuovo post!!!

Spero di essere stata utile a tutte quelle mamme che, come me, si sono sentite “impotenti”  e in colpa di fronte al pianto del figlio, “pietrificate” dalla paura di non aver fatto abbastanza.

9 pensieri riguardo “Sul Pianto

    1. Il mio bimbo ha 20 mesi.. e in questo tempo, mi è Capitato un sacco di volte di sentirmi dire: il bambino non deve piangere!Io non sono d’accordo… Anche perché la maggior parte delle volte la soluzione che mi propongono…È quella di non dargli delle regole… Ma io faccio sempre un esempio: quindi se piange perché vuole il bicchiere in vetro, glielo devo dare? Tutti chiaramente mi rispondono di no…Ecco. Appunto. Devo dire che poi io non mi posso lamentare… Perché non ho un bambino capriccioso… Però è chiaro che sta scoprendo il mondo… Ed è giusto che capisca che ci sono cose che può fare e altre no… E se piange per un capricci, trovo molto più utile insegnarli a gestire questa frustrazione… Piuttosto che non farlo piangere accontentandolo sempre… Anche perché nella vita… Non funziona così!

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      1. Il mio nipotino ha 19 mesi. Sono meravigliosi a quell’età, ma è giusto iniziare a dargli qualche regola. Mia figlia si comporta come te, e mi sembra che faccia bene. Infine, secondo me, anche i bambini hanno diritto a essere qualche volta di malumore e a sfogare la loro frustrazione! poi, certo, mica li lasci piangere senza consolarli! Vedrai che crescerà una meraviglia!

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